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Nettuno
- L'Associazione Pontum
La
sede dell’associazione Pontum è un
piccolo spazio all’interno del palazzo comunale di Nettuno,
sufficiente per accogliere una decina di persone intorno ad un
tavolo. Pontum, mare in lingua latina, o per chi lo preferisce
ponte, è un’associazione nata in seguito ad un corso di
formazione per mediatori culturali. Mario Contini Junior, italo-brasiliano coordinatore del corso.
Come
nasce l’associazione?
La
mia idea era quella di formare un’associazione di persone di
diverse nazionalità e partire da questa per creare le comunità.
Molti hanno aderito e i soci fondatori sono 17 persone di 13
nazionalità differenti.
Fino
a due anni fa, nel territorio operava la Casa dei Diritti Sociali
e l’associazione Soweto ad Anzio. Fino al 9 gennaio 2005 era in
corso un progetto finanziato dalla Provincia di cui il capofila
era il comune di Pomezia. Il progetto prevedeva il corso di
formazione per mediatori culturali e un servizio informa-immigrati,
con due sportelli gestiti dalla CDS (a Nettuno e a Torvaianica) e
altri due gestiti da Soweto (Ardea e Pomezia). Dopo che è venuta
meno la copertura finanziaria del progetto, il servizio si è
fermato e siamo rimasti solo noi.
Come riuscite a mantenere attivo lo
sportello?
Abbiamo
firmato un protocollo di intesa con il Comune di Nettuno che ha
concesso la sede nella quale noi portiamo avanti il servizio
gratuitamente. Questo ci permette di dare continuità ad un lavoro
che facciamo già da 5 anni.
Non
teniamo lo sportello aperto tutti i giorni come prima, ma solo tre
volte a settimana. La frequenza è di 10/15 persone al giorno. In
un anno sono passate circa un migliaio di persone. Lo sportello è
molto conosciuto nel territorio, abbiamo il vantaggio di stare
proprio nel cuore di Nettuno, all’interno del Comune, dove
devono passare tutti.
A
Torvaianica abbiamo fatto la stessa esperienza e abbiamo avuto
intorno a 420 persone. I nostri servizi sono i più vari, facciamo
tutto ciò che è necessario, dallo stato civile, al rilascio
licenze, anche solo se si tratta di compilare una domanda.
Quanti sono gli stranieri presenti nella
zona in cui operate?
Gli
stranieri residenti nel comune di Nettuno sono 1878, nel comune di
Anzio 2363. Ma queste cifre non ci danno la misura dei realmente presenti.
Inoltre, molti perdono la residenza che scade insieme al permesso
di soggiorno. Certe volte bisogna aspettare mesi per il rinnovo e
non basta il cedolino che attesta la consegna della domanda per
bloccare la residenza. Così, una volta ottenuto il rinnovo si
deve fare tutto da capo. Questo crea molte complicazioni. Se uno
ha diritto, per esempio, a chiedere aiuto per un affitto, il
comune lo dà soltanto se si è residenti da tre anni senza
riconoscere la residenza precedente.
Quali sono principalmente le comunità
presenti sul territorio e quale lavoro svolgono?
Qui
ci sono molti bulgari e
la cosa particolare è che sono tutti originari di Vidin. La
nostra collega bulgara Mariana dice che nel 1990-1991 sono
cominciati ad arrivare ad Anzio, ma di questa prima ondata pochi
sono rimasti, la maggior parte di loro è andata in Canada o in
Australia. Dopo sono cominciati ad arrivare i parenti, gli amici.
Sembra che mentre quelli dell’inizio erano soprattutto mossi da
voglia di cambiamento, mano a mano che si va avanti arrivino
sempre più le persone che vivono in povertà anche nel paese di
origine.
La
comunità di indiani è
venuta fuori improvvisamente in seguito all’inserimento della
mediatrice indiana presso l’ambulatorio dell’ospedale
Barberini, dove si presta assistenza medica agli stranieri
temporaneamente presenti (STP).
I
rumeni sono numerosi come dappertutto
e i polacchi sono soprattutto a Torvaianica dove si incontrano presso la
loro parrocchia. C’è anche una scuola elementare di 80 bambini
polacchi.
Ci sono molti bambini?
Degli
stranieri presenti circa il 18% sono minori dai 0-14 anni. Stiamo
realizzando un progetto in una scuola di Torvaianica, dove ci sono
140 bambini stranieri, e nel terzo circolo di Lavinio: in quattro
scuole ci sono circa 163 bambini stranieri. Anche se irregolari i
bambini hanno diritto all’istruzione. Le scuole quando fanno le
statistiche guardano solo il luogo di nascita, senza considerare
che molti bambini stranieri sono nati in Italia. Una delle nostre
mediatrici ha partorito recentemente e dice che su 12 nati 8 erano
stranieri. Per poco non ha dovuto fare mediazione in sala parto!
Quali sono principalmente le professioni
svolte?
Il
lavoro più diffuso è quello delle badanti. Durante la
regolarizzazione del 2002, il 54% delle domande era per badanti.
Gli indiani lavorano principalmente nei campi: in questa zona si
coltivano maggiormente uva e kiwi. I marocchini presenti non sono
molti e lavorano soprattutto d’estate sulla spiaggia come
venditori ambulanti. Gli uomini bulgari fanno gli operai, nelle
officine, nei cantieri. Naturalmente sono molti i casi in cui a
svolgere queste mansioni sono persone laureate.
Ci sono forme o occasioni di aggregazione,
organizzazioni gestite da stranieri?
C’era
un’associazione attiva tunisina, ma dopo che è morto il
direttore, sulla carta esiste ma non è più attiva allo stesso
modo.
Alcuni
giorni fa un ragazzo tunisino e uno egiziano mi hanno contattato
per la possibilità di costruire una moschea: sembra che ci siano
più di 200 persone che si stanno organizzando per questo. Per il
resto manca uno spazio di incontro, la domenica molti bulgari si
raggruppano nelle piazze, ma niente di organizzato. Una cosa
curiosa: ho scoperto che molti stranieri diventano Testimoni di
Geova.
Il rapporto con il paese è difficile?
Qui
la gente pensa ancora di dover ringraziare Mussolini per esistere.
Al di là di questo non ci sono molte attività culturali sul
territorio. I ragazzi, italiani e stranieri, non hanno niente di
meglio che incontrarsi sul lungomare, appoggiati al muretto. Un
po’ di tempo fa sono andato ad intervistarli, perché ci sono
stati episodi violenti di razzismo nella zona. Sembrava di parlare
con i tifosi della curva sud, anzi, peggio. Anche nelle scuole le
insegnanti non sono sempre aperte.
Con
gli operatori del comune invece abbiamo un buon rapporto perché
ci conosciamo da tempo. è risaputo che la prima esperienza di
esclusione si vive nel contatto con l’ufficio anagrafe. Io, per
esempio, ho avuto grosse difficoltà a registrarmi con il mio nome
intero che è Mario Contini Junior. Mi dicevano che Junior non si
usa qui in Italia e così mi sono trovato con il nome di mio
padre. Fortunatamente qui al comune di Nettuno l’ho risolto.
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