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Tivoli - La storia di Bela 

a cura di Fabrizio Petrolati

Quando hanno sfondato la porta l'hanno trovato per terra. Era assente. Come in uno stato di sonnolenza. Un torpore in cui Bela, un immigrato ungherese di 31 anni, è rimasto per giorni. Fino a quando i vicini allarmati dal cattivo odore che saliva dalla sua abitazione hanno chiamato i soccorsi. Sono stati i vigili del fuoco a buttare giù la porta dell’appartamento e a permettere agli operatori del 118 di prestare i primi soccorsi. Questa è una storia vera. Un fatto che è successo a Tivoli la mattina di lunedì 6 novembre 2006.

Una storia di emarginazione. E di solitudine. Una storia che si è consumata nel cuore della città, in pieno centro medievale, a due passi dal Duomo. Sullo sfondo di questa vicenda ci sono le ex cartiere di Tivoli. Ieri perno dell’economia tiburtina. Oggi dimora di centinaia di immigrati che, sempre più numerosi, in quelle strutture fatiscenti e pericolanti cercano un rifugio.

La casa in cui vive Bela è a due passi da queste “cattedrali” del degrado che si stagliano alte sullo strapiombo scavato nel corso dei secoli dal fiume Aniene. Quando gli infermieri sono entrati nella sua abitazione, Bela era in condizioni igieniche da far accapponare la pelle. Disteso in terra, in mezzo ai rifiuti e ai suoi stessi escrementi. Così deve essere rimasto per almeno quattro giorni, probabilmente a causa di un malore. Bela è stato portato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Tivoli. I medici l’hanno trovato in uno stato soporoso e con la febbre, come attesta il suo referto medico. Poi, dopo essere stato assistito e pulito, Bela è stato dimesso.

E qui si perdono le sue tracce. Forse si è incamminato per i vicoli stretti e umidi del centro medievale diretto verso casa sua. Tornando a mescolarsi a quella moltitudine di persone che  vivono a Tivoli, ma che la gente il più delle volte non vede. Come le centinaia di “invisibili” che affollano le cartiere, che chiamano “casa” improbabili costruzioni senza porte o finestre. Come il giovane extracomunitario che ogni notte cerca il riposo sotto a un cespuglio nei giardini di via Rinserraglio.

E’ il “popolo dell’abisso”, dei senza casa, degli emarginati, che abitano Tivoli, che gridano nel silenzio il loro bisogno.

Sono un’ombra che ci sfiora, appena voltato l’angolo di un vicolo buio.

Siamo noi stessi in un altro tempo. 

 

A cura di Fabrizio Petrolati