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Morlupo
- Giovanni Salerno Responsabile del Silse (Sindacato
Indipendente lavoratori stranieri in Europa)
a
cura di Marta Marciniak
Ho
incontrato Giovanni Salerno in un caldo pomeriggio di fine giugno
nella sede del sindacato SILSE nel Comune di Morlupo. La nostra
conversazione molto velocemente si è trasformata dall'incontro
formale allo scambio di considerazioni ed esperienze riguardanti
il mondo dell'immigrazione e i rapporti stabilitisi con la
popolazione locale.
Giovanni
si interessa e lavora nell'ambito dell’immigrazione
da circa 10 anni.
Dopo varie esperienze di collaborazione con progetti distrettuali
(Progetto Ragnatela), aiuti e sostegno morale e lavorativo alla
Caritas morlupese, Giovanni cerca una strada diversa. La sua
curiosità lo porta ad allacciare i contatti con il SILSE. Bisogna
sottolineare che il sindacato è appoggiato dalla Confederazione
Italiana Sindacati Autonomi CISAL, anche se Salerno ha evidenziato
varie volte durante la nostra conversazione la sua intenzione di
“sganciarsi” dagli obiettivi politici del sindacato. Pensa di
poter lavorare esclusivamente con le risorse umane e istituzionali
presenti del distretto.
Il
piccolo spazio del sindacato, ospita per ora una scrivania, tre
sedie, un computer. Giovanni dichiara con un po' di rammarico di
non aver ottenuto da parte della sede centrale un'adeguata
attrezzatura logistica. Possiamo dire che le attività del
Sindacato non sono ancora iniziate. Non c’è
stata la necessaria
campagna informativa e pubblicitaria, a causa del coinvolgimento
personale di Giovanni nelle ultime elezioni amministrative
(svoltesi nel Comune di Morlupo nel mese di maggio).
Giovanni
pensa di poter fare partire le attività nelle prossime settimane,
sfruttando il lavoro del sindacato in due direzioni:
1°
- tutela e assistenza legale e amministrativa del lavoratore anche
senza permesso di soggiorno.
2°
- progettazione degli interventi mirati alle problematiche
specifiche, e creazione di una rete di persone e servizi
riguardanti gli stranieri.
L'iscrizione
al sindacato comporta la spesa di circa 40 Euro annuali e dà la
possibilità di accedere a tutti i servizi base offerti.
E'
quasi indispensabile per Giovanni diventare un punto di
riferimento nel Comune di Morlupo e, perché no, anche nei Comuni
limitrofi. La nostra conversazione inevitabilmente va verso “il
racconto del territorio”, il modo di percepire e di
“sentire” da parte di Giovanni la gente e i rapporti
interpersonali createsi negli anni. Ci scambiamo idee sulle
condizioni di vita degli immigrati, sulle difficoltà da parte
degli stranieri di inserirsi nella comunità autoctona.
Giovanni
sottolinea una situazione particolarmente difficile, sembra quasi
che il nostro distretto non abbia voglia e capacità di accettare
la realtà che sta cambiando con l'arrivo degli stranieri. Non
vengono concessi, da parte degli amministrativi comunali, né
spazi né iniziative di mediazione. Giovanni
parla di due mondi che non riescono a stabilire un contatto fra di
loro, salvo per rapporti di sfruttamento lavorativo o
di sfruttamento immobiliare.
Quello
che lo interessa maggiormente è il sommerso, il mondo degli
immigrati irregolari che vive nelle condizioni peggiori, in
appartamenti, case o casolari lontani da occhi indiscreti, stima
che sul territorio del Comune
di Morlupo, il rapporto fra i regolari e gli irregolari sia
di 1 a 3.
Mi
racconta di diffidenze dello straniero nei confronti delle
istituzioni ma soprattutto delle comunità romene e albanesi
presenti in larga misura sul territorio in questione. Traccia un
quadro ben preciso delle comunità dominanti, parla di gruppi e
sottogruppi all'interno di esse. Vede la divisione all'interno
della comunità romena che si diversifica in varie classi sociali.
Quello che caratterizza il cittadino romeno è per principio non
fidarsi del suo connazionale. La comunità albanese invece è
divisa in gruppi familiari molto uniti fra di loro. Nel suo lavoro Giovanni
viene aiutato appoggiato da Liliana Timoteo mediatrice di origine
peruviana.
Concludiamo
il nostro incontro con la promessa di rivederci e forse anche di
collaborare, mi saluta con gentilezza ed esprime un suo grande
desiderio: riuscire ad organizzare una grande festa
interculturale.
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