In Italia gli anziani sono 10.000.000 di cui 2.000.000,
pur essendo privi di autonomia, vivono a casa ricorrendo
spesso all’assistenza privata svolta da donne straniere.
Il loro è un lavoro prezioso dove contribuiscono
anche a sviluppare nuove competenze professionali, usando
abilità e intelligenza nel tentativo di superare
i molti ostacoli del campo, come sfruttamento e non rispetto
del contratto di lavoro, precarietà e isolamento.
Sul tema l’Associazione Tre D e Studio Come hanno
realizzato la ricerca "Lacu, lavoro di cura doc"
e il vademecum "Dall'una all'altra: parole di cura"
presentati a Genova nell’aprile 2004.
Grazie alle oltre 40 interviste realizzate tra Roma e
Genova la ricerca ha individuato "buoni esempi"
nello svolgere un lavoro di cura di qualità, dove
entrano spesso in gioco anche le competenze tecniche e
infermieristiche. Il progetto mette a fuoco alcuni elementi
principali: la gestione del diverso ruolo e delle aspettative
tra chi dà e chi offre il servizio; la conciliazione
tra le esigenze dell’accudito e del datore di lavoro,
che spesso non coincidono, con quelle della lavoratrice;
la capacità di valorizzare anche le differenze;
la comunicazione tra culture diverse e la consapevolezza
delle distanze culturali. La ricerca si è anche
occupata della stesura del breve vademecum "Dall'una
all'altra: parole di cura" realizzato con le stesse
frasi utilizzate dalle lavoratrici. L’iniziativa
ha l’obiettivo di migliorare l'immagine pubblica
di questo lavoro mostrandone il valore professionale e
sociale e di sollecitare politiche pubbliche di sostegno
nei confronti di lavoratrici e famiglie.
Nella città di Roma le interviste a lavoratrici
e datori di lavoro sono state realizzate dall'associazione
di donne immigrate No.Di sulla base di una griglia di
narrazione utile a far emergere esempi concreti di buoni
servizi nei confronti degli assistiti, coniugati alla
tutela del lavoro e del proprio benessere fisico e mentale.
Questa fase della ricerca non è stata in realtà
semplice. Innanzitutto perché in pochi datori di
lavoro si sono prestati a sostenere un colloquio sull'argomento.
Per Miryam Fuentes, reponsabile del progetto per No.Di,
«si sono fatti intervistare solo i datori che riconoscevano
come un vero lavoro l'attività affidata a queste
donne e non solo come un semplice "mollare"
i propri anziani». Difficile è stato anche
riuscire a rintracciare sempre le esperienze nettamente
positive. La Fuentes ammette che «in realtà
si è trattato di un grosso impegno. Su 40 interviste
erano 10 quelle che presentavano esclusivamente esempi
positivi e quindi utili ai fini della ricerca sulle buone
prassi. Le altre 30 magari cominciavano bene ma poi venivano
fuori tante critiche e lamentele. E’ molto importante
che alcune lavoratrici siano state in grado di rivendicare
i loro diritti e di inventare e applicare buone prassi
in così dure condizioni di lavoro». (p.b.v.)
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