Roma - Tre anni e poi la tragica separazione. Le detenute
straniere in Italia hanno diritto ad avere i loro figli
in carcere fino a che completino 36 mesi di vita. Di seguito,
i minori vengono dati in affido e, con il rimpatrio immediato
degli stranieri detenuti a fine pena previsto dalla legge
n.189 del 2002, la Bossi-Fini, i bambini tornano ad affrontare
un altro trauma. Attualmente, in Italia, le detenute madri
nelle carceri oscillano tra le 50 e le 60.
Sensibilizzate con questo tema, l'associazione di volontariato
“A Roma Insieme” e la Consulta cittadina permanente
per i problemi penitenziari, hanno organizzato, all’inizio
di maggio, un convegno per discutere insieme a parlamentari
e giuristi eventuali misure legislative di sostegno a
fine pena a tutela dei figli delle migranti in carcere.
La proposta dell’associazione è di revocare
l’espulsione obbligatoria dall’Italia delle
detenute madri straniere che hanno finito di scontare
la loro pena nei casi in cui abbiano compiuto un percorso
di cambiamento comprovato dagli operatori sociali competenti.
Inoltre, l’associazione chiede anche che le donne
e i minori siano sociale territoriale; che
abbiano un contratto di lavoro e che siano ospitate in
case d’accoglienza. (a.s.)
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