Sassari - Pestaggi, stranieri detenuti in attesa
di giudizio per mancanza di strutture di accoglienza,
strutture detentive fatiscenti prive di adeguati
servizi igienici. Sono una cinquantina gli stranieri
detenuti nel carcere di Sassari, la casa circondariale
di San Sebastiano, ma solo due hanno commesso reati
in Sardegna. Gli altri sono stati ‘trasferiti’,
ovvero strappati al tessuto di relazioni create
nella regione dove vivevano, spesso detenuti in
custodia cautelare anche se non ancora giudicati.
Arrivare in Sardegna è l’ultima tappa,
dopo vari altri spostamenti da un carcere all’altro.
«Gli stranieri sono sempre i primi a essere
trasferiti» spiega Speranza Canu, volontaria
dello sportello informazione stranieri di San Sebastiano.
«I problemi che devono affrontare sono legati
alla distanza dal continente: i loro familiari devono
pagare cifre enormi per venire a trovarli, le lettere
si perdono e non arrivano, i contatti con gli avvocati
sono quasi impossibili». Gli avvocati lasciati
nella regione di residenza non riescono a seguire
le cause, quelli che dovrebbero occuparsi dei detenuti
non si vedono praticamente mai. Perciò Speranza
Canu da circa un anno frequenta i detenuti stranieri
della città, svolgendo con loro attività
ricreative e di assistenza. «Non avendo parenti
in Sardegna, gli stranieri hanno bisogno di cose
essenziali come indumenti, poi molti non parlano
l’italiano e non hanno mai vissuto in Italia,
perché sono stati fermati alla frontiera.
Così non sanno quali leggi regolano la detenzione,
se per loro esiste la possibilità di accedere
ai pochissimi posti disponibili per le procedure
alternative alla detenzione».
I dati dell’Osservatorio provinciale sull’immigrazione
di Sassari del 2002 rivelano una percentuale altissima
di denunce a carico di immigrati. Addirittura la
vicina provincia di Oristano risulta in testa alle
classifiche della penisola (con 356 denunciati su
604 stranieri soggiornanti, il 58,9% del totale),
mentre la provincia di Sassari presenta dati più
alti della media regionale (35,4% contro 30, 9 %
della Sardegna, con Cagliari al 24, 8 % e Nuoro
al 28,9 %) ma comunque inferiori alla media italiana
(35,4%), nonostante il fenomeno migratorio sia molto
contenuto in Sardegna, attestandosi intorno al 0,9%
(per quest’ultimo dato vedi Dossier Caritas
Immigrazione e dati Istat dal 2001 al 2004).
Si dovrebbero confrontare i dati delle denunce
per verificare quali tipologie di reati sia i più
frequenti, ma la Questura, la Procura, il Tribunale
dei minori e la Prefettura richiedono permessi scritti
e non assicurano di poter materialmente effettuare
una verifica. Mamadou Mbengas, senegalese, lavora
all’Osservatorio della provincia e spiega
che «la maggior parte sono reati minori, molto
spesso derivanti dal non avere i documenti con sé
oppure dalla detenzione di materiale abusivamente
riprodotto». Ovvero denunce per vendita abusiva
di cd e dvd masterizzati in casa.
Il carcere di San Sebastiano non è esattamente
il fiore all’occhiello della detenzione italiana:
su una capienza prevista di 192 posti, quella tollerabile
è di 252. Quasi la metà dei detenuti
è tossicodipendente, almeno un quinto soffre
di disturbi psichiatrici e il numero di suicidi
all’anno è fra i più alti d’Italia
(dati del Ministero di Giustizia, dall´opuscolo
informativo ´Dietro le sbarre... oltre le
sbarre...). La struttura ha 164 anni e li mostra
tutti: ad agosto è stato definito il peggior
carcere dello stivale dalla commissione giustizia
della Camera. In questi giorni è attiva la
protesta dei carcerati, mentre il presidente dell’associazione
nazionale detenuti non violenti, Evelino Loi, e
il consigliere provinciale, Antonello Unida (gruppo
misto), per cinque giorni hanno dormito in una macchina
davanti al carcere, facendo lo sciopero della fame.
«E’ vergognoso tenere in questo inferno
i 270 detenuti, in Sardegna ci sono le strutture
per accogliere chi ha bisogno di cure, come i tossicodipendenti
e i detenuti affetti da Aids e epatite B e C. Inoltre
ci sarebbero gli spazi per assicurare a chi ha diritto
le procedure di recupero alternative, ma vengono
tenuti in stato di abbandono». Evelino Loi
spiega che il recupero delle colonie penali e la
ristrutturazione delle comunità di accoglienza
potrebbero contenere il totale dei 1800 detenuti
sardi, dunque che il fatiscente carcere di San Sebastiano
potrebbe essere svuotato, così come il carcere
San Daniele di Lanusei, il Buon Camino di Cagliari,
e le strutture detentive di Oristano e Tempio Pausania.
Antonello Unida, prima di iniziare lo sciopero,
aveva fatto votare all’unanimità un
ordine del giorno in consiglio provinciale, dove
si chiedeva l’urgente intervento a San Sebastiano
da parte dei Ministeri della Giustizia e dell’Interno:
«L’ordinanza è rimasta sulla
scrivania del capogabinetto, non è stata
recapitata. Qui i detenuti stanno tutto il giorno
a guardare le pareti, l’igiene minimo non
è garantito, e si presentano nuovi casi di
tubercolosi».
Al tribunale di Sassari si celebra il processo
contro 9 agenti dei Gruppi operativi mobili, accusati
(insieme ad altri 83 tra agenti e funzionari che
hanno scelto il rito abbreviato) di aver selvaggiamente
pestato 42 detenuti in seguito a una protesta inscenata
nell’aprile del 2000. Nel frattempo Evelino
Loi ha reso pubblica la lettera della sorella di
una carcerata che accusa di essere stata picchiata
a giugno scorso da 10 agenti uomini. «Il 27
ottobre ho consegnato la testimonianza al Dipartimento
Diritti Umani del Consiglio Regionale, ma non ho
ancora ottenuto risposta». (Giuseppe Marongiu)
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