Lo hanno chiamato con il nome di una vecchia canzone
di Lucio Battisti, Innocenti evasioni. Si tratta
del primo numero di un giornale multietnico, regolarmente
inscritto al tribunale, prodotto dai giovani detenuti
del carcere minorile di Treviso in tre lingue oltre
che l’italiano, visto che la maggior parte
dei ragazzini, (l’età è sempre
più in diminuzione) come sottolineano gli
educatori del carcere, sono albanesi, rumeni e nordafricani.
Il giornalino sarà distribuito come supplemento
di Volontari Insieme, la rivista mensile del centro
di servizio per il volontariato della Città
di Treviso, e nei prossimi mesi sarà disponibile
anche in una versione ondine.
I ragazzi che insieme agli educatori e ai mediatori
culturali hanno lavorato al giornale hanno potuto
metter in pratica le conoscenze acquisite durante
corso di grafica computerizzata, tenuto in carcere
dagli insegnanti dell’Istituto penale minorile
e per questo il giornale rappresenta uno strumento
oltre che di informazione, di crescita professione
dei ragazzi e di un loro futuro reinserimento sociale.
Nella prima pagina oltre che ad una ricerca sulla
situazione dei giovani detenuti nelle cerceri albanesi,
si possono trovare approfondimenti sulla musica
rumena “manele” o schede informative
sul rock albanese.
In questo primo numero M.M. un giovane detenuto
rumeno replica senza paura (fonti e esperienze alla
mano) addirittura a Roberto Pizzo giornalista ed
esperto di musica, che il 18 di maggio dalle colonne
del settimanale Sette aveva raccontato delle notti
milanesi al ritmo del manele, un ritmo musicale
proibito in Romania.
« Non è vero, scrive MM dalle pagine
di Innocenti evasioni, che il Manele
è una musica proibita in Romania. Non è
vero che la tv e la radio di stato non lo trasmettono.
Il Manele è un genere musicale che fa da
collante per tutti noi che viviamo all’estero,
sostiene Gabriel Posta un famoso dj rumeno. Non
è volgare e viene ascoltato dal 60-70% dei
rumeni. Lo ascoltano giovani e famiglie di tutte
le classi sociali e lo fanno vedere anche in tv.
Mi ricordo di aver visto un dibattito alla tv rumena
circa tre mesi fa che si chiamava manelisti e anti-manelisti
e alla fine hanno vinto i manelisti perché
sono in grado di cantare anche altri generi di musica.
Loro però preferiscono cantare solo quel
tipo perché guadagnano molto.
L’80% delle discoteche lo mettono perché
viene richiesto dai giovani. I ricchi si portano
addirittura i cantanti a casa per le feste, anniversari
e matrimoni.
La comunità rumena è al primo posto
in Italia dal 15 gennaio 2002. Infatti, per i rumeni
muniti di passaporto si sono aperte le frontiere
verso la Europa. Al tempo di Ceausescu (il dittatore)
non esisteva il genere di musica manele. Il manele
è comparso nel 1992/93 suonato e cantato
dai gruppi rom.
Temi del manele sono l’amore, la fortuna,
la gelosia e sono canzoni basati sulle storie vere.
I cantanti del manele lavorano molto e arrivano
a produrre 4/ 5 CD all’anno. Non è
per niente volgare questo tipo di musica e lo si
può ascoltare liberamente. È vero
che gli intellettuali e l’alta società
lo considerano un genere musicale minore ma consiglio
al signor giornalista autore dell’articolo
di fare un viaggio in Romania per vedere come sia
la vera situazione, magari facendo un giro by-night
nelle discoteche rumene».
Oltre a pezzi sulle caratteristiche
del proprio Paese e dei propri costumi, con una
spiccata preferenza per la musica e la poesia il
giornale multietnico pubblica in questo numero un
reportage dedicato ai “boschettari”,
I bambini ruimeni che vivono nei canli delle fogne
di Bucarest e che si “fanno”sniffando
colla.. Qualcuno ha addirittura inserito un intero
menu con ricette tipiche colombiane. Al linguaggio
poetico viene invece affidata l’espressione
dei sentimenti, dall’amore per la ragazza
perduta a causa della reclusione alla nostalgia
per la vita in libertà, parola chiave per
leggere e assorbire le emozioni e I sentimenti di
questi giovani detenuti.
E così nella città più leghista
d’Italia (il sindaco Angelini, aveva fatto
rimuovere le panchine della piazza della stazione,
per non farci sedere gli extracomunitari) nasce
un giornale scritto dai giovani detenuti immigrati.
L’esperimento servirà ai ragazzi per
comunicare fuori dalle mura del carcere per raccontare
le loro vite, le speranze, le voglie. Come suona
la poesia di uno di loro pubblicata nello spazio
dedicato alle arti ”Siamo gente come voi /abbiamo
due occhi/due mani/un cuore abbastanza grande/venite
a trovarci/ abbiamo voglia di parlare/di pensare/ma
soprattutto di non stare dietro le sbarre. (Manfredo
Pavoni Gay)
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