Come si spiega il significativo incremento
di cittadini stranieri nelle carceri italiane?
È evidente che l’aumento di immigrati
comporta una maggiore presenza di cittadini stranieri
nelle carceri. Però una recente ricerca condotta
dal magistrato Giovanni Palombarini sugli immigrati
detenuti dimostra che, pur aumentando la popolazione
straniera carcerata, la percentuale di soggetti
stranieri denunciati e condannati è decrescente.
Inoltre Palombarini afferma che i dati della stessa
indagine collimano con quelli di ricerche analoghe
sulla criminalità degli immigrati italiani
negli Stati Uniti, durante gli anni 30, e in Germania,
negli anni 50. Quindi, a sfatare il pregiudizio
che l’immigrato è criminale c’è
il fatto che più sono numerosi meno sono
delinquenti.
Dal punto di vista giuridico, qual’è
la posizione della maggior parte dei detenuti extracomunitari?
La maggior parte è in attesa di giudizio
e questo è un dato che non riguarda solo
gli stranieri, ma i detenuti in generale
Quali sono le denunce più frequenti
nei confronti degli immigrati?
I tipici reati legati alla miseria. Per esempio
il furto di energia elettrica, in un supermercato,
di un motorino o una bicicletta, di ricettazione,
come il caso di quelli che vendono materiale rubato
o contraffatto. Poi, tutti i reati connessi all’immigrazione
irregolare e anche alla dichiarazione di false generalità.
Altro punto da ricordare è che le organizzazioni
criminali seguono anche le dinamiche delle comunità.
Molte persone della stessa comunità, quando
si rendono conto che il possesso dell’informazione,
anche quella più banale, può essere
fonte di lucro e di sfruttamento di un connazionale,
non esitano a farlo. Questo è un forte indicatore
della miseria e della esclusione sociale ed è
sempre più normale vedere situazioni come
quella di uno straniero che si fa pagare per accompagnare
un connazionale da un avvocato o ad un’associazione.
Quali sono le principali difficoltà
legali affrontate da un detenuto straniero?
Proprio per il fatto che un extracomunitario non
gode di molti contatti in Italia, la principale
difficoltà è data dal non avere i
mezzi per difendersi. L’avvocato costa e c’è
una differenza abissale tra avere un avvocato di
fiducia o un avvocato d’ufficio. Non essendo
radicato in Italia e vivendo spesso in una condizione
di isolamento, uno straniero non può usufruire
delle misure alternative alla detenzione. Poi una
gran parte dei detenuti stranieri sono “sedicenti”,
ovvero privi di documenti. Dichiarano spesso generalità
false. Questo, ovviamente, costituisce un problema,
perché è difficile che un magistrato
possa contare sull’affidabilità di
un detenuto straniero e quindi sull’applicazione
della misura alternativa quando questo è
sedicente. Inoltre, ora, per i casi in cui lo straniero
è già senza permesso di soggiorno
al momento dell’arresto, con la legge 189/2002
(Bossi-Fini), l’espulsione è diventata
lo strumento principale, eliminando all’origine
qualsiasi possibilità di adottare le misure
alternative alla detenzione. Altra difficoltà
è quella che riguarda i rapporti con le autorità
consolari, anche quando queste funzionano in maniera
decorosa.
Lei crede che esista oggi, in Italia, un'efficace
politica per condurre i detenuti verso il reinserimento
sociale?
Se si vuole avere la pace all’interno del
carcere, bisogna avere la possibilità di
premiare chi se lo merita. Oggi manca questa possibilità,
perché le modifiche introdotte dalla Bossi-Fini,
nell’art.4 del testo unico, comportano una
sorta di automatismo: chi è condannato per
reati che vanno dal furto a quelli più gravi,
anche se regolarmente soggiornante, non può
rinnovare il proprio permesso di soggiorno. Se fino
ad oggi era molto difficile proporre o prospettare
qualsiasi possibilità di reinserimento di
una persona che al momento dell’arresto si
trovava nella condizione di clandestino, adesso
questo problema esiste anche per chi è stato
arrestato e aveva lo status di soggiornante regolare.
La modifica normativa riduce le possibilità
di rimanere in Italia. Tra l’utilizzo dell’espulsione
come misura alternativa alla pena o alla detenzione
e la norma che comporta l’impossibilità
di rinnovare il permesso di soggiorno, prospettive
di reinserimento per queste persone non ce ne sono,
mentre, dalle amministrazioni penitenziarie, verrebbe
l’istanza di poter valutare i casi più
meritevoli e consentire, almeno a questi, una stabilizzazione
in Italia.
Di solito, qual è il percorso di
un detenuto straniero scarcerato per fine pena?
Il rapporto tra amministrazione penitenziaria,
giudiziaria e amministrazione di polizia è
ancora molto occasionale, non sistematico, e può
succedere anche che un detenuto per reati gravissimi,
a fine pena non sia accompagnato da nessuno alla
frontiera, anche nei casi di espulsione amministrativa
precedente alla condanna. Inoltre, l’utilizzo
di alternative all’espulsione è sempre
più rarefatto e rarissimamente si vedono
altre possibilità che non siano il respingimento
alla frontiera o la clandestinità.
Quanti sono i detenuti che riescono a rinnovare
il loro permesso di soggiorno all'Ufficio Matricola
Praticamente, ormai, più nessuno. I detenuti
possono, e li consiglio sempre, con la scadenza
del permesso di soggiorno, di presentare all’ufficio
matricola della competente Questura del luogo la
domanda di rinnovo. Però, le questure, ormai,
sono allineate a questa politica: non riscontrare
mai l’istanza fino a fine pena e, come sappiamo,
normalmente a fine pena c’è l’espulsione.
(a.s.)
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