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RACCONTI PREMIO "Sono
partito dall’altra parte del libro per incontrarti"
(di seguito una sintesi
dei racconti, cliccando su continua si potrà scaricare i racconti in formato
integrale)
Mamma, ho mangiato
il cuscus
di Vera Horn
quest'anno a scuola
abbiamo avuto una sorpresa. la nostra classe è diventata mista. fino
all'anno scorso tutti i bambini erano italiani, ma quest'anno
abbiamo bambini da ogni parte del mondo, cioè non proprio da ogni
parte, ma da tante parti diverse, questo sì. è molto bello avere
amici
diversi, ma non
tutti sono d'accordo. alcuni genitori sono venuti a scuola per
parlare con la maestra. loro non vogliono che i loro figli si
mescolino con gli altri. così le maestre hanno fatto una riunione.
In cima a una
collina, nascosto dal verde di grandi querce, c’era una volta
l’immutabile Tirolin. Il motivo della parola “immutabile” lo
capirete tra poco, leggendo.
Tirolin era un
posto famoso per la sua immensa riserva di zucchero magico. Dalle
tortuose gallerie,
scavate sotto la
collina, i tirolinesi estraevano zucchero di tutte le forme e
colori. Zucchero verde, rosa e celeste. Perfino barrette di
zucchero, con motivi a righe, a quadri e floreali. Si trattava di
uno zucchero delizioso e di consistenza finissima che
aveva
mille utilità.
Continua...
Storia dei Re
di Vera Horn
C'era una volta un
re bianco Il re bianco aveva un vasto regno e regnava sul popolo
bianco
Un giorno il re
bianco decise: - Il nostro regno è il più potente della terra, ma
dobbiamo aumentare i
nostri domini.
Allora il re bianco
girò tutto il mondo in cerca di terre e di ricchezze per ampliare il
suo regno e concluse: - Ho trovato terre e ricchezze che faranno
diventare il nostro regno ancora
più potente. Ma
queste terre e queste ricchezze appartengono a un regno forestiero
dall'altra parte del mondo. Allora il re bianco pensò che l'unico
modo per ottenerle era dichiarare guerra al popolo forestiero. E
guerra fu.
Continua...
Avventura
nella nuvola nera
di Canè Sonia
Yamile
Stavo cercando
degli adesivi in una vecchia scatola nel ripostiglio. Ne vidi due
della pantera rosa. Li presi. Tra gli altri adesivi si poteva
scorgere una pergamena gialla, un po’ spiegazzata. La presi. Era una
mappa e odorava di orzo. Incuriosita chiesi a mio padre di cosa si
trattasse, lui mi disse che l’aveva disegnata mio fratello quando
aveva più o meno la mia età.
Chiusi gli occhi ed
incominciai ad immaginare quel viaggio…
L’isola era su un
pianeta inesistente del sistema solare.
Anzi ricordo
meglio; era una specie di piattaforma sopra il cielo di questo
pianeta. Dal basso sembrava una grande nuvola nera.
Continua...
CANTILENA
di Rosana Crispim
da Costa
Toc, toc, toc...
Miseria poca è
sciocchezza
Toc,toc, toc…
Buon è vivere un
giorno con la pancia piena
Toc, toc, toc…
E un altro morire
come una balena
Toc,toc,toc…
_Severino, tu non
può cambiare cantilena. Sembra fratello di quegli avvoltoi che
volano tutti giorni sopra le nostre teste!
_ Ma perché
Geraldo? La melodia è così dolce!
_E’ triste come il
canto del mio mulo quando ha fame.
_La tristezza
massaggia il cuore come quando la mamma prepara il pane.
_Solo che il pane è
sempre più duro, Severino! Smette di cantare e continua a rompere i
sassi in silenzio. Alla fine della giornata cinque reais mettiamo in
tasca. Allora sì puoi cantare tutte le canzoni che vuoi.
Continua...
CHI RUBO’ LA LUNA
di Guergana Radeva
Mi chiedete della
luna? Ebbene, vi racconterò… ma fate molta attenzione: quanto più
fulgente è il pomo d’oro sull’albero celeste tanto più nero è il
cuore della tentazione. Siate prudenti! Se incauti, fate un passo
fuori dal sentiero, vi impiglierete nei capelli spinosi di mille
rose. Se incantati, tendete orecchio, sentirete il tintinnio di
mille chiavi infilate sulla catenina di raggi lunari. Se curiosi,
busserete, si schiuderanno i portoni del castello antico e …
Ma non siate
impazienti! Come ogni vera favola anche questa dovrebbe cominciare
con “c’era una volta…”.
Dunque, c’era
una volta, chissà dove, chissà quando, un ladro.
Continua...
I tre porcellini e
i porcellini emigranti
di Jacova Valbona
Il paese dove
vivevanoporcellini si affacciava sulle coste del mediterraneo e
proprio in quei luoghi accadeva che ogni coppia lasciava in eredità
alle generazioni future soltanto tre figli.
Una cosa simile,
cioè che ogni famiglia fosse costituita soltanto da cinque persone:
padre, madre e tre figli, non era per nulla un fenomeno
straordinario per gli abitanti porcellini di quei luoghi caldi.
Per i ricercatori
che hanno dimestichezza con le statistiche sulla crescita della
popolazione dei porcellini, in ogni altro luogo in cui questi
crescevano, al contrario, l’aumento di tre individui in ogni
famiglia costituiva un’eccezione molto strana per il modo in cui si
riproduceva questa specie.
Continua...
Il bambino e la
liana
di Barbara Pumhosel
Quando il Bambino
ha bisogno di vedere più lontano e più chiaro, va nella foresta.
Va nella foresta,
quando non basta la sedia.
Va nella foresta,
quando non è sufficiente il tavolo
e nemmeno il piano
in alto del pianoforte verticale.
Va nella foresta,
quando vorrebbe vedere oltre il cespuglio e non ce la fa perché il
cespuglio è più alto.
Quando i suoi
pensieri crescono più veloce della sua altezza, quando crescono come
le foglie nella giungla e sono tanti come i colibrì.
Quando ha bisogno
di vedere un orizzonte più lontano, il Bambino si incammina nel
bosco.
Continua...
Il frigorifero
di Nada Strugar
Il cacciavite che
portava sempre con sé l’aveva abilmente nascosto nelle pieghe della
gonna squarciata. In piedi, le mani infilate nelle tasche di un
giubbino troppo grande, stava vicino al calorifero dando le spalle
alla porta. Con la fronte appoggiata sul vetro della finestra si
dondolava lentamente come le chiome degli alberi in quella
giornata piovosa e monotona.
Entrando, la
salutai allegramente. Non si mosse, ne rispose.
In classe eravamo
solo noi due.
Non la conoscevo.
Le scarse informazioni fornitemi dalle maestre accentuavano le mie
incertezze. L’atteggiamento ostile mi annunciava un approccio
piuttosto faticoso.
Continua...
Il giardino dei
misteri
di
Teonia Ioana Bolos
C’era una volta una
bambina, che viveva con la sua famiglia in un posto bellissimo,
pieno di alberi e di fiori, su una collina alta e verde, in una casa
enorme con 25 stanze, una più bella dell’altra, e un giardino
grande, ma cosi grande, che nessuno era mai riuscito ad arrivare
fino in fondo. La bambina si chiamava Ramona e aveva 8 anni. Era una
bambina dai cappelli neri, il viso bianco e le guance rosse come le
mele fresche, e aveva gli occhi del color carbone, grandi e intensi.
La sua mamma era una donna alta, bella, dagli occhi verdi ed i
cappelli lunghi, lunghi e biondi come la luce del sole la mattina.
Il padre era una persona molto simpatica, scherzosa e giocava con
Ramona ogni giorno, nel’immenso giardino di casa. Giocavano sempre
vicino alla casa, nella parte del giardino che conoscevano…
Continua...
Il pianeta delle
meraviglie
di Silvia Campana
“C’era una volta”
un pianeta abitato da creature straordinarie. Una tale pace e
felicità regnavano in ogni angolo di questo mondo, tanto distante
dal pianeta terra da essere irraggiungibile. Si chiamava “Il Pianeta
Delle Meraviglie”. Lì vivevano, solamente piante tutte esattamente
uguali. Vi chiederete allora che cosa c’era di così meraviglioso e
speciale?. La meraviglia era che gli alberi avevano i colori
dell’arcobaleno e avevano ricevuto il dono della parola, del
pensiero, cioè della comunicazione. Le piante non morivano mai, le
foglie non appassivano mai, c’era una perenne gamma di colori che
donavano una vita straordinaria e meravigliosa. Così, per secoli e
secoli questo luogo visse felicemente isolato dal resto dei pianeti
dell’universo.
Continua...
Iyara nel magico
mondo delle farfalle gialle e le scimmie blu…
di Yolanda Parra
Salve a tutti !!
tutti … tutti !!! piccoli e grandi.
Benvenuti al magico
mondo delle farfalle gialle e le scimmie blu, il mondo di Iyara.
Iyara è una
bambina assai vivace, ha gli occhi a mandorla, la pelle di tutti i
colori e i capelli neri diritti. La sua, è una vita piena di
magia. Un cofanetto pieno di misteri; di segreti, di paure, di
emozioni e di intimità mai confidate. Di gioie infinite e di tanti
sogni colorati che fanno parte della meravigliosa danza del
pianeta blu.
Iyara viene da un
angolo del mondo dove abitano insieme uccelli grandi grandi e
piccoli piccoli. Serpenti che sembrano l’arcobaleno. Umani con
delle bellissimi penne in testa e vestiti fatti di foglie che si
mangiano. Fiumi che sembrano mari con pesci enormi che ridono in
continuazione e poi tante farfalle, tutte gialle e molte scimmie
blu.
Continua...
Nella curva ovest
del Millepiedi
di Christiana De
Caldas Brito
Ogni notte, quando
il signor Pipistrello chiamava la famiglia per andare a caccia di
cibo, Rocco si nascondeva ben in fondo alla grotta e squittiva: “Non
voglio venire, papà, ho paura del buio!” Il signor Pipistrello si
arrabbiava: “Ma sono i bambini ad aver paura del buio, Rocco, non i
pipistrelli. Sei proprio un fifone!”
La situazione si
mostrò veramente grave quando Rocco chiese a mamma-Pipistrello di
mettere un lampadario nella loro grotta. Mamma Pipistrello si era
scandalizzata: “Quando mai in vita tua hai visto un lampadario in
casa di pipistrelli?” Rocco ne aveva visto uno nella vetrina della
fabbrica di lampadari, vicino al Millepiedi, lo stadio di calcio.
Continua...
La Casa del Sole
di
Elina Murashkevych
“Di nuovo sta
piovendo!” - La piccola Giovanna guardava dalla finestra. Sembrava
che il sole avesse deciso di non uscire più dalle nuvole neri e
pesanti. Giovanna cominciò ad immaginare che forse dietro le nuvole
maestose si trovasse la casa del sole: una reggia bellissima ed
enorme, con giardini dove si trovavano tutte le piante con frutti
gialli, come il sole. Immaginava le arance grandi e le clementine
con la scorza sottile, come piaceva a lei. Poi la sua faccia acquisì
un’espressione pensierosa: in quel giardino anche il fogliame delle
piante doveva essere di un colore giallo dorato. Le piacque questa
idea e anche la casa del Sole divenne gialla. Giovanna continuava a
guardare dalla finestra ma in quel momento non notava più il cielo
grigio, le strade bagnate e le persone che si riparavano sotto gli
ombrelli. Lei era lontano, nel giardino del Sole, sul sentiero con
l'erba dorata.
Continua...
La Regina dei
Mari
di Helena Pareskeva
Le piccole storie
come questa parlano di fatti e meraviglie senza spiegare. Raccontano
soltanto. Questa è una storia che raccontano i marinai che viaggiano
giorni e giorni navigando per i grandi oceani del mondo. I marinai
non sono uomini senza paura ma la paura la sanno controllare.
Fra tutte le
creature marine che possono apparire improvvisamente fra le onde c’è
un essere fantastico, una figura imponente, mezza donna e mezzo
pesce. A lei piace sorprendere i marinai che hanno viaggiato molto e
che dovrebbero conoscere i segreti di questo mondo. La creatura è la
Regina dei mari.
Continua...
Le due
principesse
di
Teonia Ioana Bolos
C’era una volta,
tanto tempo fa, ma proprio tanto, tantissimo tempo fa, un re molto
buono, bravo con i suoi sudditi, pietoso, giusto e corretto con
tutti. La regina, una donna bellissima, dai cappelli biondi e il
viso di carnagione chiara, dagli occhi di un azzurro come il mare
d’estate, era anche lei molto comprensiva con tutti quelli che
giravano intorno al castello reale. Ad un certo momento, la regina
rimase incinta e tutto il regno si rallegrò a sentire la bella
notizia. La regina partorì una bellissima bambina, di nome Arianna,
bionda come la madre, sempre dagli occhi azzurri. Ma i suoi occhi
erano cosi affascinanti che le persone rimanevano a bocca aperta
quando la guardavano. Una vecchia che passò a vedere la neonata
disse: “Questa bambina è molto speciale. I suoi occhi brilleranno
nel buio della notte come due luci della speranza”. La regina non
fece caso a questo augurio e subito si dimenticò delle parole della
vecchia. Il re diede una grandissima festa che durò 9 giorni e 9
notti in onore della principessa Arianna.
Continua...
Staffe che hanno
perso una “f”
di Beata Anna
Kedzierska
Erano le sette del
mattino.
Quando Francesco
aprì gli occhi il sole brillava già meraviglioso, si sentiva il
canto degli uccelli e il vento muoveva leggermente i cespugli di
rose sotto la finestra.
Tutto preannunciava
un sabato indimenticabile.
Francesco era molto
emozionato perché per la prima volta stava per partire con il padre
per una meravigliosa avventura sulla barca, nel mare aperto.
Finalmente loro due da soli!
Non dormì tutta la
notte pensando a tutte le cose che avrebbe raccontato a suo padre,
alcune belle, altre tristi ma soprattutto voleva sapere come la
pensava lui, il suo grande Capitano.
Dopo la morte
della madre Francesco si sentiva molto solo, non aveva nessuno a
cui raccontare le sue avventure, nessuno con cui condividere le
emozionanti partite della sua Sampdoria.
Continua...
Si dice di me
di Clementina
Sandra Ammendola
Si dice di me.
Si dice che sono
abbastanza scema e che non sono fiera di me stessa. Dicono che
quando cammino muovo la coda soltanto per spaventare o per mettere
in fuga le mosche. Si dice che solo faccio muuuu, che sono
ruminante, che ho due corna e che ho quattro stomaci.
Si dice di me.
Si dice che le
mucche si dividono in due categorie: utili e sacre. Le mucche utili
danno latte, cuoio e bistecche. Le mucche sacre fanno parte della
religione di alcuni popoli e non si possono mangiare. Le mucche,
secondo me, siamo gli animali più importanti al mondo. E sempre
abbiamo dovuto migrare, lasciando la propria Terra.
Si dice di me.
Continua...
Ritorno al suo
cuore
di Sonia Yamile
Canè
Entrato
impazientemente nell’altra stanza si sorprese a studiare il murales
che tanto tempo prima aveva disegnato in una notte di follia
accompagnato da altri amici.
I colori erano un
poco sbiaditi ma conservavano quell’emozione con la quale erano
stati applicati sulla parete. Era stato il primo e l’unico dipinto a
emozionarlo.
Quella donna vuole
spiccare il volo; l’aria le accarezza il nudo corpo ma radici la
tengono appigliata al terreno. È una donna albero ma è anche una
donna farfalla. Immobile, durevole e saggia ma raminga, efímera e
pazza. Una mano si fonde con rami ideati morti e venuti alla luce
rigorgliosi, il braccio che la regge accoglie l’aria che potrebbe
portare via l’intero corpo. L’altro braccio si triplica e rimane in
bozzetto opera di indecisi pittori.
Continua...
Spettabili Fratelli
Grimm
di Christiana De
Caldas Brito
Plof plof, i suoi
piedi pestavano, plof plof, le foglie autunnali. A quell’ora, plof
plof, non c’erano scoiattoli, forse solo ragni, ma per fortuna, al
buio, non li poteva vedere. I ragni la impaurivano. Suo padre diceva
sempre che lei non doveva aver paura, che era così facile
schiacciare un ragno, ma a Donata non piaceva schiacciare gli
animali.
Ieri sera, sua
madre le aveva letto una favola terribile. Ecco perché si era alzata
così presto. Le favole erano sempre piene di eventi disastrosi: case
soffiate in aria da lupi infuriati, bambini abbandonati alla fame e
al freddo, giovani donne avvelenate e alcune addirittura sotterrate
vive.
Non era riuscita a
dormire. Aveva, però, dato inizio al suo piano anti-favola.
Continua...
Il viaggio magico
di Chantal
di Leticia Stanchi
Pereira dos Santos
Chantal è una
bambina molto intelligente, la sua pelle è colorata come la
cioccolata calda ed è una bambina molto saggia e determinata.
Chantal ha tanti
amici sparsi per il mondo.
Ogni anno, Chantal
fa un viaggio lontano. Quest’anno Chantal andrà in Albania, a casa
di Luciana. Quest’anno ci saranno pure Eka, che viene
dall’Indonesia, Renzo il peruviano, Donald dal Camerun come Chantal,
Margherita dalla Francia italiana (Nizza).
Vi state chiedendo
come mai Chantal, conosce tanti bambini stranieri?! Beh, quest’amicizia
nacque tanti anni fa, quando i loro genitori erano ancora degli
studenti all’Università di Genova. Da quando sono diventati
genitori, hanno inventato il giorno dei bambini: una data per fare
festa ai loro piccoli, i quali ogni anno si spostano da qualche
parte, lontano per ritrovare i piccoli amici!
Appena arriva
Chantal, tutti la salutano calorosamente. Come è bello essere amica
di Chantal!
Continua...
I bambini
dell’arcobaleno
di Brigitte Capou
Finalmente aveva
smesso di piovere. Quella mattina, un raggio di sole era pure
riuscito a scivolare tra le persiane e a entrare nella camera da
letto, sfiorando gli occhi dei due bambini che ancora dormivano come
per dire “Su pigroni, svegliatevi!”. Proprio da qui inizia la nostra
storia.
Filippo apre gli
occhi. Come tutte le mattine, rivolge il primo sguardo al letto
accanto al suo. Rachid dorme ancora. Filippo sente il suo respiro
veloce.
Sono diversi mesi
ormai che Rachid e Filippo condividono la stessa camera d’ospedale
perché si sono ammalati e i loro genitori hanno dovuto affidarli
alle cure dei medici e delle infermiere.
Continua...
Una lettera a mia
sorella
di
Viktoriq
Capisci?...ero
piccola...ora son cresciuta, tu eri con me un anno fa, ed ora?
Non ci sei piu’. Perche’ te ne sei andata? Perche’ m’hai lasciata da
sola? Non ho sentito mai di dirmi TI VOGLIO BENE, SORELLINA MIA, non
ti ho sentito mai sgridarmi, dirmi NON FARE COSI
Non t’ho mai visto
venirmi incontro per dirmi di non stare sotto la pioggia,
non ho mai sentito
nè il tuo bacio nè il tuo abbraccio...
Non m’hai dato mai
uno schiaffo…
Mi mancavano le
piccole cose fra di noi, di stare con te, di essere tua sorella,
troppo breve è stato il tempo con te, troppo insufficiente
Continua...
Amir
di Viorel Boldis
Come e quando è
arrivato in Italia Amir non se lo ricorda, era troppo piccolo. Non
che adesso fosse molto più grande, poiché sono passati soltanto 2 o
3 anni dal suo arrivo. Si ricorda vagamente la mamma, che tossiva
sempre e quando usciva per la strada si nascondeva il viso dietro un
velo scuro. Non parlava quasi mai e i suoi occhi - o Dio, come si
ricorda Amir i suoi occhi - erano vellutati e tristi, come quelli di
un capriolo ferito. Nei ultimi tempi lo abbracciava sempre più
spesso e lo stringeva così forte da fargli male, ma lui faceva finta
di niente, perché quegli abbracci Amir li adorava. Morì una sera
d'estate, e il suo mondo non fu più lo stesso. La cosa che più gli
mancava ad Amir della sua mamma erano proprio quegli occhi vellutati
e tristi, e quegli abbracci forti.
Rahim, suo padre,
non versò una lacrima, perché gli uomini afgani sono fatti così, non
piangono mai. Amir era soltanto un piccolo afgano, perciò le lacrime
gli bagnarono abbondantemente le guance pallide.
Continua...
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